mercoledì 23 maggio 2012

STORIA DELLA VITA DI GESU' -108- Al Getsemani: l’ultimo discorso e saluto di Gesù.


Dopo quella apparizione mattutina ed intima di Gesù alla Mamma, la Valtorta rivede ancora una volta Gesù con Maria, questa volta non più trasfigurato, mentre passeggia con Lei sulle balze del Getsemani.
Le parole che Egli – da Gesù-Dio - doveva dire alla Madre prima del distacco le aveva già dette, ma questo è invece un ulteriore momento di intimità…umana.
Si cominciano a sentire però le prime voci degli apostoli che giungono.
Gesù e la Madre si fermano, si abbracciano per l’ultima volta. Gesù-Uomo stringe a sé la Mamma che lo ha generato, lei gli si inginocchia ai piedi, lui le impone le mani sul capo e la benedice, si china, la rialza e tornano insieme verso una casa.
Là vi sono gli apostoli e li attende una tavola imbandita frugalmente.
Il pasto, che più che un pasto è uno spuntino, è presto finito.
La Valtorta vede e scrive: (Maria Valtorta: ‘L’Evangelo come mi è stato rivelato’ – Vol. X, Cap. 638.7 – Liberamente consultabile al sito: http://scrittivaltorta.altervista.org)

…Gesù apre le mani al di sopra della tavola, col suo atto abituale davanti ad un fatto ineluttabile, e dice:
«Ecco. E’ venuta l'ora che Io debbo lasciarvi per tornare al Padre mio. Ascoltate le ultime parole del vostro Maestro.
Non allontanatevi da Gerusalemme in questi giorni.
Lazzaro, al quale ho parlato, ha provveduto una volta ancora a fare realtà i desideri del suo Maestro e cede a voi la casa dell'ultima Cena, perché abbiate una dimora nella quale raccogliere l'adunanza e raccogliervi in preghiera.
State là dentro in questi giorni e pregate assiduamente per prepararvi alla venuta dello Spirito Santo, che vi completerà per la vostra missione.
Ricordatevi che Io, che pure ero Dio, mi sono preparato con una severa penitenza al mio ministero di Evangelizzatore.
Sempre più facile e sempre più breve sarà la vostra preparazione. Ma non esigo altro da voi.
Mi basta solo che preghiate assiduamente, in unione coi settantadue e sotto la guida di mia Madre, che vi raccomando con premura di Figlio. Ella vi sarà Madre e Maestra di amore e sapienza perfetta.
Avrei potuto mandarvi altrove per prepararvi a ricevere lo Spirito Santo, ma voglio invece che qui rimaniate, perché è Gerusalemme negatrice che deve stupire per la continuazione dei prodigi divini, dati a risposta delle sue negazioni.
Dopo, lo Spirito Santo vi farà comprendere la necessità che la Chiesa sorga proprio in questa città che, giudicando umanamente, è la più indegna di averla.
Ma Gerusalemme è sempre Gerusalemme, anche se il peccato la colma e se qui si è compiuto il deicidio.
Nulla gioverà per essa. E’ condannata.
Ma, se condannata essa è, non tutti condannati sono i suoi cittadini.
State qui per i pochi giusti che essa ha nel suo seno, e state qui perché questa è la città regale e la città del Tempio e perché, come è predetto dai profeti, qui, dove è stato unto e acclamato e innalzato il Re Messia, qui deve avere inizio il suo regno sul mondo, e qui ancora, dove da Dio ha libello di ripudio la sinagoga per i suoi troppo orrendi delitti, deve sorgere il Tempio nuovo al quale accorreranno genti d'ogni nazione.
Leggete i profeti. In essi tutto è predetto. Mia Madre prima, poscia lo Spirito Paraclito, vi faranno comprendere le parole dei profeti per questo tempo.
Rimanete qui sino a quando Gerusalemme ripudierà voi come mi ha ripudiato e odierà la mia Chiesa come ha odiato Me, covando disegni per sterminarla.
Allora portatela altrove, la sede di questa mia Chiesa diletta, perché essa non deve perire.
Io ve lo dico: neppur l'inferno prevarrà su essa.
Ma, se Dio vi assicura la sua protezione, non tentate il Cielo esigendo tutto dal Cielo. Andate in Efraim, come vi andò il vostro Maestro perché non era l'ora di esser preso dai nemici. Vi dico Efraim per dirvi terra di idoli e pagani.
Ma non sarà Efraim di Palestina che dovete eleggere a sede della Chiesa mia.
Ricordatevi quante volte, a voi uniti o a un di voi singolarmente, ho parlato di questo, predicendovi che avreste dovuto calcare le vie della Terra per giungere al cuore di essa e là fissare la mia Chiesa.
E’ dal cuore dell'uomo che il sangue si propaga per tutte le membra. E’ dal cuore del mondo che il Cristianesimo si deve propagare a tutta la Terra. (Nota dell’autore: 'Cuore del mondo', cioè Roma, capitale dell’Impero romano.)
Per ora la mia Chiesa è simile a creatura già concepita ma che ancora si forma nella matrice.
Gerusalemme è la sua matrice, e nel suo interno il cuore ancor piccolo, intorno al quale si radunano le poche membra della Chiesa nascente, dà le sue piccole onde di sangue a queste membra.
Ma, giunta l'ora che Dio ha segnata, la matrice matrigna espellerà la creatura formatasi nel suo seno, ed essa andrà in una terra nuova, e là crescerà divenendo grande Corpo, esteso a tutta la Terra, e i battiti del forte cuore della Chiesa si propagheranno a tutto il gran Corpo.
I battiti del cuor della Chiesa, affrancatasi da ogni legame col Tempio, eterna e vittoriosa sulle rovine del Tempio perito e distrutto, vivente nel cuore del mondo, a dire ad ebrei e gentili che Dio solo trionfa e vuole ciò che vuole, e che né livore di uomini né schiere di idoli arrestano il suo volere.
Ma questo verrà poi, e in quel tempo voi saprete cosa fare. Lo Spirito di Dio vi condurrà.
Non temete. Per ora raccogliete in Gerusalemme la prima adunanza dei fedeli. Poi altre adunanze si formeranno più il numero di essi crescerà. In verità vi dico che i cittadini del mio Regno aumenteranno rapidamente come semi gettati in ottima terra.
Il mio popolo si propagherà per tutta la Terra.
Il Signore dice al Signore: "Siccome Tu hai fatto questo e per Me non ti sei risparmiato, Io ti benedirò e moltiplicherò la tua stirpe come le stelle del cielo e come le arene che sono sul lido del mare. La tua progenie possederà la porta dei suoi nemici e nella tua progenie saranno benedette tutte le nazioni della Terra".
Benedizione è il mio Nome, il mio Segno e la mia Legge, là dove sono conosciuti sovrani.
Sta per venire lo Spirito Santo, il Santificatore, e voi ne sarete ripieni. Fate d'esser puri come tutto quello che deve avvicinare il Signore.
Ero Signore Io pure come Esso. Ma avevo indossato sulla mia Divinità una veste per potere stare fra voi, e non solo per ammaestrarvi e redimervi con gli organi e il sangue di essa veste, ma anche per portare il Santo dei santi fra gli uomini, senza la sconvenienza che ogni uomo, anche impuro, potesse posare gli occhi su Colui che temono di mirare i Serafini.
Ma lo Spirito Santo verrà senza velo di carne e si poserà su voi e scenderà in voi coi suoi sette doni e vi consiglierà.
Ora, il consiglio di Dio è cosa così sublime che occorre prepararsi ad esso con una volontà eroica di una perfezione che vi faccia somiglianti al Padre vostro e al vostro Gesù, e al vostro Gesù nei suoi rapporti col Padre e con lo Spirito Santo. Quindi, carità perfetta e purezza perfetta, per poter comprendere l'Amore e riceverlo sul trono del cuore.
Perdetevi nel gorgo della contemplazione. Sforzatevi di dimenticare che siete uomini e sforzatevi a mutarvi in serafini. Lanciatevi nella fornace, nelle fiamme della contemplazione.
La contemplazione di Dio è simile a scintilla che scocca dall'urto della selce contro l'acciarino e suscita fuoco e luce. E’ purificazione il fuoco che consuma la materia opaca e sempre impura e la trasmuta in fiamma luminosa e pura.
Non avrete il Regno di Dio in voi se non avrete l'amore. Perché il Regno di Dio è l'amore, e appare con l'Amore, e per l'Amore si instaura nei vostri cuori in mezzo ai fulgori di una luce immensa che penetra e feconda, leva le ignoranze, dà le sapienze, divora l'uomo e crea il dio, il figlio di Dio, il mio fratello, il re del trono che Dio ha preparato per coloro che si dànno a Dioper avere Dio, Dio, Dio, Dio solo.
Siate dunque puri e santi per l'orazione ardente che santifica l'uomo, perché lo immerge nel fuoco di Dio che è la carità.
Voi dovete essere santi. Non nel senso relativo che questa parola aveva sinora, ma nel senso assoluto che Io ho dato alla stessa proponendovi la santità del Signore per esempio e limite, ossia la santità perfetta.
Fra noi è chiamato santo il Tempio, santo il luogo dove è l'altare, Santo dei santi il luogo velato dove è l'arca e il propiziatorio. Ma in verità vi dico che coloro che possiedono la Grazia e vivono in santità per amor del Signore sono più santi del Santo dei santi, perché Dio non si posa soltanto su essi, come sul propiziatorio che è nel Tempio per dare i suoi ordini, ma abita in essi per dare ad essi i suoi amori.
Ricordate le mie parole dell'ultima Cena?
Vi avevo promesso allora lo Spirito Santo. Ecco, Egli sta per venire a battezzarvi non già con l'acqua, come ha fatto con voi Giovanni preparandovi a Me, ma col fuoco per prepararvi a servire il Signore così come Egli vuole da voi.
Ecco, Egli sarà qui, di qui a non molti giorni. E dopo la sua venuta le vostre capacità aumenteranno senza misura, e voi sarete capaci di comprendere le parole del vostro Re e fare le opere che Egli vi ha detto di fare per estendere il suo Regno sulla Terra».
«Ricostruirai allora, dopo la venuta dello Spirito Santo, il Regno d'Israele?», gli chiedono interrompendolo.

«Non ci sarà più Regno d'Israele. Ma il mio Regno.
Ed esso sarà compiuto quando il Padre ha detto. Non sta a voi di sapere i tempi e i momenti che il Padre si è riservato in suo potere. Ma voi, intanto, riceverete la virtù dello Spirito Santo che verrà su di voi, e mi sarete testimoni in Gerusalemme, in Giudea, e in Samaria, e sino ai confini della Terra, fondando le adunanze là dove siano uomini riuniti nel mio Nome; battezzando le genti nel Nome Ss. del Padre, del Figlio, dello Spirito Santo, così come vi ho detto, perché abbiano la Grazia e vivano nel Signore; predicando il Vangelo a tutte le creature, insegnando ciò che vi ho insegnato, facendo ciò che vi ho comandato di fare.
Ed Io sarò con voi tutti i giorni sino alla fine del mondo.
E questo voglio ancora. Che a presiedere l'adunanza di Gerusalemme sia Giacomo, fratello mio. Pietro, come capo di tutta la Chiesa, dovrà sovente intraprendere viaggi apostolici, perché tutti i neofiti desidereranno conoscere il Pontefice capo supremo della Chiesa. Ma grande sarà l'ascendente che sui fedeli di questa prima Chiesa avrà il fratello mio. Gli uomini sono sempre uomini e vedono da uomini. Parrà loro che Giacomo sia una continuazione di Me, solo perché mi è fratello. In verità Io dico che più grande, e somigliante al Cristo, egli è per sapienza che per parentela. Ma così è. Gli uomini, che non mi cercavano mentre ero fra loro, ora cercheranno Me in colui che mi è parente. Tu, poi, Simon Pietro, sei destinato ad altri onori ... ».
«Che non merito, Signore. Te lo dissi quando mi apparisti e ancor te lo dico alla presenza di tutti. Tu sei buono, divinamente buono, oltreché sapiente, e giustamente hai giudicato me, che ti ho rinnegato in questa città, non adatto ad esserne il capo spirituale. Tu mi vuoi risparmiare da tanti giusti scherni ... ».
«Tutti fummo uguali meno due, Simone. Io pure sono fuggito. Non per questo, ma per le ragioni che ha detto, il Signore ha destinato me a questo posto; ma tu sei il mio Capo, Simone di Giona, ed io tale ti riconosco, e alla presenza del Signore e di tutti i compagni ti professo ubbidienza.Ti darò ciò che posso per aiutarti nel tuo ministero, ma, te ne prego, dammi i tuoi ordini, perché tu sei il Capo ed io il suddito.
Quando il Signore mi ha ricordato un discorso lontano, io ho chinato il capo dicendo: "Sia fatto ciò che Tu vuoi". Così lo dirò a te dal momento che, avendoci lasciati il Signore, tu ne sarai il Rappresentante in Terra. E ci ameremo aiutandoci nel ministero sacerdotale», dice Giacomo inchinandosi dal suo posto per rendere omaggio a Pietro.
«Sì. Amatevi fra voi, aiutandovi scambievolmente, perché questo è il comandamento nuovo e il segno che voi siete veramente di Cristo.
Non turbatevi per nessuna ragione. Dio è in voi. Voi potete fare ciò che Io voglio da voi. Non vi imporrei delle cose che non potreste fare, perché non voglio la vostra rovina, ma anzi la vostra gloria.
Ecco. Io vado a preparare il vostro posto a fianco del mio trono.
State uniti a Me e al Padre nell'amore.
Perdonate al mondo che vi odia. Chiamate figli e fratelli quelli che vengono a voi, o già sono con voi per amor mio.
State nella quiete di sapermi sempre pronto ad aiutarvi a portare la vostra croce. Io sarò con voi nelle fatiche del vostro ministero e nell'ora delle persecuzioni, e non perirete, non soccomberete, anche se ciò sembrerà a quelli che vedono con gli occhi del mondo. Sarete gravati, addolorati, stanchi, torturati, ma il mio gaudio sarà in voi, perché Io vi aiuterò in ogni cosa.
In verità vi dico che, quando avrete ad Amico l'Amore, capirete che ogni cosa subita e vissuta per amor mio diviene leggera, anche se è tortura pesante del mondo. Perché a colui che riveste ogni sua azione, volontaria o impostagli, di amore, muta il giogo della vita e del mondo in giogo a lui dato da Dio, da Me.
Ed Io vi ripeto che il mio carico è sempre proporzionato alle vostre forze e il mio giogo è leggero perché Io vi aiuto a portarlo.
Voi lo sapete che il mondo non sa amare. Ma voi d'ora in poi amate il mondo di amor soprannaturale, per insegnargli ad amare.
E se vi diranno, vedendovi perseguitati: "Così vi ama Dio? Facendovi soffrire, dandovi dolore? Allora non merita conto esser di Dio", rispondete: "Il dolore non viene da Dio. Ma Dio lo permette, e noi ne sappiamo la ragione e ci gloriamo di avere la parte che ebbe Gesù Salvatore, Figlio di Dio".
Rispondete: "Noi ci gloriamo di esser confitti alla croce e di continuare la Passione del nostro Gesù".
Rispondete con le parole della Sapienza: "La morte e il dolore sono entrati nel mondo per invidia del demonio, ma Dio non è autore della morte e del dolore e non gode del dolore dei viventi. Tutte le cose di Lui sono vita e tutte sono salutari".
Rispondete: "Al presente noi sembriamo perseguitati e vinti, ma nel giorno di Dio, cambiate le sorti, noi giusti, perseguitati sulla Terra, staremo gloriosi davanti a coloro che ci vessarono e disprezzarono".
Però anche dite loro: “Venite a noi! Venite alla Vita e alla Pace. Il nostro Signore non vuole la vostra rovina, ma la salute vostra. Per questo ha dato il suo Figlio diletto, acciò voi tutti foste salvati”.
E rallegratevi di partecipare ai patimenti miei per poi essere con Me nella gloria. "Io sarò la vostra ricompensa oltremodo grande", promette in Abramo il Signore a tutti i suoi servi fedeli.
Voi sapete come si conquista il Regno dei Cieli: con la forza, e vi si giunge attraverso a molte tribolazioni. Ma colui che persevera come Io ho perseverato sarà dove Io sono.
Io ve l'ho detto quale è la via e la porta che conducono nel Regno dei Cieli, e Io per primo ho camminato per quella e sono tornato al Padre per quella. Se ve ne fosse un'altra ve l'avrei insegnata, perché ho pietà della vostra debolezza d'uomini. Ma non ve ne è un'altra...
Indicandovela come unica via e unica porta, anche vi dico, vi ripeto quale è la medicina che dà forza per percorrerla ed entrare. E’ l'amore.
Sempre l'amore.Tutto diviene possibile quando in noi è l'amore. E tutto l'amore vi darà l'Amore che vi ama, se voi chiederete in Nome mio tanto amore da divenire atleti nella santità.

Li benedice e dice: «Ed ora andiamo».
Escono dalla stanza, dalla casa…
Giona, Maria e Marco sono lì fuori, e si inginocchiano adorando Gesù.
«La pace resti con voi. E vi compensi il Signore di quanto mi avete dato», dice Gesù benedicendoli nel passare.
Marco si alza dicendo: «Signore, gli uliveti lungo la via di Betania sono pieni di discepoli che ti attendono».
«Va' a dire loro che si dirigano al campo dei Galilei».
Marco sfreccia via con tutta la velocità delle sue giovani gambe.
«Sono venuti tutti, allora», dicono gli apostoli fra loro.
Più là, seduta fra Marziam e Maria Cleofe, è la Madre del Signore. E si alza vedendolo venire, adorandolo con tutto il palpito del suo cuore di Madre e di fedele.
«Vieni, Madre, anche tu, Maria ... », invita Gesù vedendole ferme, inchiodate dalla sua maestà che sfolgora come nel mattino della Risurrezione.
Ma Gesù non vuole opprimere con questa sua maestà, e domanda, affabilmente, a Maria d'Alfeo: «Sei tu sola?».
«Le altre... le altre sono avanti... Coi pastori e... con Lazzaro e tutta la sua famiglia... Ma ci hanno lasciate qui noi, perché... Oh! Gesù! Gesù! Gesù!... Come farò a non vederti più, Gesù benedetto, Dio mio, io che ti ho amato prima ancor che fossi nato, io che ho tanto pianto per Te quando non sapevo dove eri dopo la strage... io che ho avuto il mio sole nel tuo sorriso da quando sei tornato, e tutto, tutto il mio bene?... Quanto bene! Quanto bene mi hai dato! ... Ora si che divento veramente povera, vedova, sola! ... Finché c'eri Tu, c'era tutto! ... Credevo di aver conosciuto tutto il dolore quella sera... Ma il dolore stesso, tutto quel dolore di quel giorno mi aveva inebetita e... sì, era meno forte di ora... E poi... c'era che risorgevi. Mi pareva di non crederlo, ma mi accorgo adesso che lo credevo, perché non sentivo questo che sento ora ... », piange e ansima, tanto il pianto la soffoca.
«Maria buona, ti affliggi proprio come un bambino che crede che la madre non lo ami e l'abbia abbandonato, perché è andata in città a comperargli doni che lo faranno felice, e che presto sarà a lui di ritorno per coprirlo di carezze e di regali. E non faccio così Io con te? Non vado per prepararti la gioia? Non vado per tornare a dirti: "Vieni, parente e discepola diletta, madre dei miei diletti discepoli"? Non ti lascio il mio amore? Te lo dono il mio amore, Maria! Tu lo sai se tiamo!
Non piangere così, ma giubila, perché non mi vedrai più vilipeso e affaticato, non più inseguito e ricco solo dell'amore di pochi.
E col mio amore ti lascio mia Madre. Giovanni le sarà figlio, ma tu siile buona sorella come sempre. Vedi? Ella non piange, la Madre mia. Ella sa che, se la nostalgia di Me sarà la lima che consumerà il suo cuore, l'attesa sarà sempre breve rispetto alla grande gioia di una eternità di unione, e sa anche che non sarà questa separazione nostra così assoluta da farle dire: "Non ho più Figlio". Quello era il grido di dolore del giorno del dolore.
Ora nel suo cuore canta la speranza: "Io so che mio Figlio sale al Padre, ma non mi lascerà senza i suoi spirituali amori".
Così credi tu, e tutti... Ecco gli altri e le altre. Ecco i miei pastori».
I volti di Lazzaro e delle sorelle fra mezzo a tutti i servi di Betania, il volto di Giovanna simile a rosa sotto un velo di pioggia, e quello di Elisa e di Niche, già segnati dall'età - e ora le rughe si approfondiscono per la pena, sempre pena per la creatura anche se l'anima giubila per il trionfo del Signore - e quello di Anastasica, e i volti liliali delle prime vergini, e l'ascetico volto di Isacco, e quello ispirato di Mattia, e il volto virile di Mannaen, e quelli austeri di Giuseppe e Nicodemo... Volti, volti, volti...
Gesù chiama a Sé i pastori, Lazzaro, Giuseppe, Nicodemo, Mannaen, Massimino e gli altri dei settantadue discepoli. Ma tiene vicino specialmente i pastori dicendo loro: «Qui. Voi vicini al Signore che era venuto dal Cielo, curvi sul suo annichilimento, voi vicini al Signore che al Cielo ritorna, con gli spiriti gioenti della sua glorificazione. Avete meritato questo posto, perché avete saputo credere contro ogni circostanza in sfavore e avete saputo soffrire per la vostra fede. Io vi ringrazio del vostro amore fedele. Tutti vi ringrazio.
Tu, Lazzaro amico. Tu Giuseppe e tu Nicodemo, pietosi al Cristo quando esserlo poteva essere grande pericolo. Tu Mannaen, che hai saputo disprezzare i sozzi favori di un immondo per camminare nella mia via.
Tu, Stefano, fiorita corona di giustizia, che hai lasciato l'imperfetto per il perfetto e sarai coronato di un serto che ancor non conosci ma che ti annunceranno gli angeli.
Tu Giovanni, per breve tempo fratello al seno purissimo e venuto alla Luce più che alla vista.
Tu Nicolai, che proselite hai saputo consolarmi del dolore dei figli di questa nazione. E voi discepole buone è forti, nella vostra dolcezza, più di Giuditta. E tu Marziam, mio fanciullo, e d'ora in poi prendi il nome di Marziale, a ricordo del fanciullo romano ucciso per via e deposto al cancello di Lazzaro col cartiglio di sfida: "E ora di' al Galileo che ti resusciti, se è il Cristo e se è risorto", ultimo degli innocenti che in Palestina persero la vita per servire Me anche incoscientemente, e primo degli innocenti di ogni nazione che, venuti al Cristo, saranno per questo odiati e spenti anzitempo, come bocci di fiori strappati allo stelo prima che s'aprano in fiore. E questo nome, o Marziale, ti indichi il tuo destino futuro: sii apostolo in barbare terre e conquistale al tuo Signore come il mio amore conquistò il fanciullo romano al Cielo.
Tutti, tutti benedetti da Me in questo addio, invocandovi dal Padre la ricompensa di coloro che hanno consolato il doloroso cammino del Figlio dell'uomo.
Benedetta l'Umanità nella sua porzione eletta che è nei giudei come nei gentili, e che si è manifestata nell'amore che ebbe per Me.
Benedetta la Terra con le sue erbe e i suoi fiori, i suoi frutti che mi hanno dato diletto e ristoro tante volte.
Benedetta la Terra con le sue acque e i suoi tepori, per gli uccelli e gli animali che molte volte superarono l'uomo nel dare conforto al Figlio dell'uomo.
Benedetto tu, sole, e tu mare, e voi monti, colline, pianure.
Benedette voi, stelle che mi siete state compagne nella notturna preghiera e nel dolore.
E tu, luna, che mi hai fatto lume all'andare nel mio pellegrinaggio di Evangelizzatore.
Tutte, tutte benedette, voi, creature, opere del Padre mio, mie compagne in quest'ora mortale, amiche a Colui che aveva lasciato il Cielo per togliere alla tribolata Umanità i triboli della Colpa che separa da Dio.
E benedetti anche voi, strumenti innocenti della mia tortura: spine, metalli, legno, canape ritorte, perché mi avete aiutato a compiere la Volontà del Padre mio! ».
Che voce tonante ha Gesù!
Si spande nell'aria tepida e cheta come voce di un bronzo percosso, si propaga in onde sul mare di volti che lo guardano da ogni direzione.
Io dico che sono delle centinaia di persone quelle che circondano Gesù che ascende, coi più diletti, verso la cima dell'Uliveto. Ma Gesù, giunto vicino al campo dei Galilei, vuoto di tende in questo periodo fra l'una e l'altra festa, ordina ai discepoli: «Fate fermare la gente dove è, e poi seguitemi».
Sale ancora, sino alla cima più alta del monte, quella che è già più prossima a Betania, che domina dall'alto, che non a Gerusalemme.
Stretti a Lui la Madre, gli apostoli, Lazzaro, i pastori e Marziam. Più in là, a semicerchio a tenere indietro la folla dei fedeli, gli altri discepoli.
Gesù è in piedi su una larga pietra un poco sporgente, biancheggiante fra l'erba verde di una radura.
Il sole lo investe facendo biancheggiare come neve la sua veste e rilucere come oro i suoi capelli.
Gli occhi sfavillano di una luce divina.
Apre le braccia in un gesto di abbraccio. Pare voglia stringersi al seno tutte le moltitudini della Terra che il suo spirito vede rappresentate in quella turba.
La sua indimenticabile, inimitabile voce dà l'ultimo comando: «Andate! Andate in mio Nome ad evangelizzare le genti sino agli estremi confini della Terra.
Dio sia con voi. Il suo amore vi conforti, la sua luce vi guidi, la sua pace dimori in voi sino alla vita eterna».
Si trasfigura in bellezza.
Bello! Bello come e più che sul Tabor. Cadono tutti in ginocchio adorando.
Egli, mentre già si solleva dalla pietra su cui posa, cerca ancora una volta il volto di sua Madre, e il suo sorriso raggiunge una potenza che nessuno potrà mai rendere...
E’ il suo ultimo addio alla Madre.
Sale, sale...
Il sole, ancor più libero di baciarlo, ora che nessuna fronda anche lieve intercetta il cammino ai suoi raggi, colpisce dei suoi fulgori il Dio-Uomo che ascende col suo Corpo Ss. al Cielo, e ne svela le Piaghe gloriose che splendono come rubini vivi. Il resto è un perlaceo ridere di luce.
E’ veramente la Luce che si manifesta per ciò che è, in quest'ultimo istante come nella notte natalizia.
Sfavilla il Creato della luce del Cristo che ascende.
Luce che supera quella del sole. Luce sovrumana e beatissima. Luce che scende dal Cielo incontro alla Luce che sale...
E Gesù Cristo, il Verbo di Dio, dispare alla vista degli uomini in questo oceano di splendori...
In terra due unici rumori nel silenzio profondo della folla estatica: il grido di Maria quando Egli scompare: «Gesù! », e il pianto di Isacco.
Gli altri sono ammutoliti di religioso stupore, e restano là, come in attesa, finché due luci angeliche candidissime, in forma mortale, appaiono dicendo le parole riportate nel capo primo degli Atti Apostolici.

(Tratto da "Breve storia della vita di Gesù" di Guido Landolina)

Link relativo ai capitoli fino al numero 100.
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Capitolo 101
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Capitolo 102
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Capitolo 103
https://www.facebook.com/note.php?note_id=356899831036125
Capitolo 104
https://www.facebook.com/note.php?note_id=358328950893213
Capitolo 105
https://www.facebook.com/note.php?note_id=359565687436206
Capitolo 106
https://www.facebook.com/note.php?note_id=362178007174974
Capitolo 107
https://www.facebook.com/note.php?note_id=364194380306670


martedì 22 maggio 2012

VIAGGIO NELL’APOCALISSE -38- L’Anticristo? Un astro del mio esercito! Quale è il grado di attendibilità di Maria Valtorta?


Se ormai da vari decenni, sotto l’incalzare imponente del modernismo, molti teologi hanno smesso di credere alla Resurrezione – giudicata impossibile persino ad un Dio non solo perché contraria alle leggi fisiche della natura ma evidentemente perché Gesù non viene nemmeno più considerato l’incarnazione di un Dio che si fa uomo ma semplicemente un uomo, un grande uomo che ha creduto di essere un ‘Dio’ – potete ora capire come mai possano esserci stati tanti dubbi sulle apparizioni della Madonna a Fatima, sulle sue rivelazioni, e come in ultima analisi su come ci possano essere dubbi sulle rivelazioni di una mistica come la Valtorta.
La prima reazione di fronte ai fenomeni mistici è che si tratti di fenomeni… psichiatrici.
La Psicanalisi – ed i teologi modernisti sono seguaci di Freud al punto che parlano dei fenomeni mistici in termini psicanalitici, anzi psichiatrici – considera come psicopatologiche le visioni dei più grandi santi, a cominciare dall’ultimo, Padre Pio da Pietralcina, che aveva le visioni e per di più le stigmate.
Padre Agostino Gemelli - ‘padre’, medico, psicologo e consulente del Sant’Uffizio - fu invitato negli anni venti a visitare Padre Pio per un esame clinico delle sue stigmate.
Egli era però privo della prevista autorizzazione scritta del Sant’Uffizio, e Padre Pio rifiutò sdegnosamente la visita, di cui egli certo aveva intuito pregiudizi e finalità.
Padre Gemelli anche senza la visita, cioè ad occhio, espresse comunque al Sant’Uffizio la sua diagnosi: ‘psicopatico, autolesionista ed imbroglione’!
L’inchiesta si concluse con l’invito della Chiesa ai fedeli a non considerare come sovrannaturali le manifestazioni ‘psichiatriche’ certificate dal Gemelli. A Padre Pio venne vietata la celebrazione della Messa in pubblico e l’esercizio della Confessione. Le restrizioni vennero poi revocate anni dopo ma Padre Pio fu poi sottoposto ad ulteriori indagini da parte di Giovanni XXIII, senza però che si trovasse nulla.
Padre Pio morì nel 1968 e sotto Papa Giovanni Paolo II venne proclamato prima Beato e poi Santo nel 2002.
Questo è il triste destino dei mistici, considerati dalla Psicanalisi atea come soggetti ‘isterici’, vittime di disturbi ‘istrionici’ della personalità associati a disturbi di trance ‘dissociative’.
Cosa si poteva allora dire di una piccola sconosciuta Valtorta che aveva scritto nel silenzio e nell’anonimato più assoluto oltre quindici opere di altissimo livello letterario e teologico e soprattutto aveva descritto minuziosamente le visioni con relativi dialoghi dei tre anni di vita pubblica di Gesù e degli apostoli?
Fu più fortunata di Padre Pio, perché nel mettere all’Indice con decreto la sua Opera, che evidentemente le gerarchie – come già fatto con Padre Pio - non potevano ammettere come un fenomeno soprannaturale, il giudizio (peraltro non contenuto nel decreto) fu riportato in una nota a parte, anonima, apparsa sull’Osservatore romano dal titolo: UNA VITA DI GESU’ MALAMENTE ROMANZATA!
Ora, anche di Maria Valtorta - i ‘personaggi’ alla Gemelli - potrebbero dire, e lo hanno detto, che i suoi non sono fenomeni di ispirazione soprannaturale ma semmai ‘paranormale’, anzi problemi ‘isterici’ e ‘fenomeni dissociativi della personalità’. E’ del resto la stessa cosa che costoro, non credendo alla Resurrezione e al resto che ne consegue, se potessero direbbero anche di Gesù, visto che Egli aveva la ‘pretesa’ di vedere Dio, parlare con Dio, anzi credersi addirittura figlio di Dio.
Cosa direbbero poi costoro, oggi, di una Valtorta alla quale il suo Gesù dice che l’Anticristo non sarà tanto un personaggio politico o una mera astrazione dello ‘spirito’ del Male inteso in senso molto generale quanto invece un uomo ‘in carne ed ossa’ per di più un ‘astro’ della sua Chiesa, un astro del suo ‘esercito’?
Il Gesù valtortiano, alla fine della sua Opera, (Maria Valtorta: ‘L’Evangelo come mi è stato rivelato’, Vol. X, Cap. 652, Liberamente consultabile al sito: http://scrittivaltorta.altervista.org) dettò alla mistica con precisione la ragione e gli scopi di quelle eccezionali rivelazioni che in estrema sintesi possono qui riassumersi come un aiuto straordinario e misericordioso – in un momento di grande difficoltà per la Chiesa – atto a fornire argomenti per combattere il modernismo che avrebbe sempre più corrotto la Chiesa, per difendere la sovrannaturalità dei dogmi, la divinità di Cristo vero Dio e vero Uomo, la dottrina di Paolo e Giovanni, la sua scienza illimitata perché perfetta, la natura perfetta della sua Dottrina che non si è formata quale è attraverso successive trasformazioni ma tale è stata data fin dall’inizio. Un aiuto, ancora, per risvegliare sacerdoti e laici, per dare ai maestri di spirito e direttori di anime i sostegni necessari, per restituire alla verità le figure di Gesu, di Maria e tante altre cose ancora.
L’Organo del Sant’Uffizio, per ragioni che non è mai stato possibile capire con chiarezza, pareva essere contrario alla richiesta di autorizzazione alla pubblicazione dell’Opera avanzata dai Padri Serviti che all’epoca avevano assistito l’inferma.
Lei si era offerta a Gesù quale anima vittima d’amore, piccola ‘corredentrice’. Paralizzata da decenni, i Padri Serviti le portavano giornalmente l’Eucarestia e trascrivevano nel contempo a macchina i manoscritti con la descrizione di visioni e dialoghi di vita evangelica di Gesù.
I suoi due direttori spirituali provarono allora ad aggirare l’ostacolo cercando di arrivare direttamente al Santo Padre, Pio XII. Ci riuscirono grazie ai buoni uffizi di Mons. Francesco Norese, archivista della Segreteria di Stato, che procurò anche un’udienza concessa il 26 febbraio 1948 a P. Romualdo M. Migliorini e P. Corrado M. Berti, accompagnati dal loro Priore, il P. Andrea M. Cecchin.
Nell’Opera ‘Pro e contro Maria Valtorta’ (di Emilio Pisani, pagg.11 e 12, Centro Editoriale Valtortiano,2002) in merito a tale udienza si legge fra l’altro:

«Il Papa mostra di aver preso conoscenza dell’Opera e dà un consiglio lapidario: ‘Pubblicatela così come è’. Gli viene sottoposto il testo di una Prefazione, dove si parla esplicitamente di fenomeno soprannaturale, ma egli lo disapprova e aggiunge: ‘Chi legge quest’Opera capirà”».

Vi si legge inoltre che il Sant’Uffizio, subito dopo questa udienza, nel 1949, frenò ogni iniziativa di Padre Berti volta alla pubblicazione dell’Opera, e quando - ciò nonostante - anni dopo l’opera venne stampata, la reazione del Sant’Uffizio – nel 1959 - fu conseguente: la messa all’Indice!
Il Card. Ottaviani, che presiedeva il Sant’Uffizio, era del resto conosciuto per carattere e fermezza tanto da meritarsi l’appellativo di ‘carabiniere della Chiesa’.
Ma colui che era pur suo amico, Gabriele Roschini, mariologo famoso, Professore alla Pontificia Facoltà Teologica ‘Marianum’, dopo aver letto nel 1972 l’Opera, pubblicò un volume dal titolo ‘La Madonna negli scritti di Maria Valtorta’, nella cui Presentazione egli stesso ebbe a scrivere:

«E’ da mezzo secolo che mi occupo di Mariologia: studiando, insegnando, predicando e scrivendo.
Ho dovuto leggere perciò innumerevoli scritti mariani, d’ogni genere: una vera ‘Biblioteca mariana’.
Mi sento però in dovere di confessare candidamente che la Mariologia quale risulta dagli scritti, editi ed inediti, di Maria Valtorta, è stata per me una vera rivelazione. Nessun altro scritto mariano, e neppure la somma degli scritti mariani da me letti e studiati, era stato in grado di darmi, del Capolavoro di Dio, un’idea così chiara, così viva, così completa, così luminosa e così affascinante: semplice e insieme sublime’. Tra la Madonna presentata da me e dai miei colleghi (i Mariologi) e la Madonna presentatada Maria Valtorta, a me sembra di trovare la stessa differenza che corre fra una Madonna di cartapesta e una Madonna viva, tra una Madonna più o meno approssimativa e una Madonna completa in ogni sua parte, sotto tutti i suoi aspetti…».
Roschini prosegue poco dopo dicendo: «É bene, inoltre, che si sappia che io non sono stato un facile ammiratore della Valtorta. Anch’io infatti sono stato, un tempo, tra coloro che, senza una adeguata conoscenza dei suoi scritti, hanno avuto un sorrisino di diffidenza nei riguardi dei medesimi.
Ma dopo averli letti e ponderati, ho dovuto – come tanti altri – concludere: ‘Chi vuol conoscere la Madonna (Una Madonna in perfetta sintonia col Magistero ecclesiastico, particolarmente col Concilio Vaticano II, con la Sacra Scrittura e la Tradizione ecclesiastica) legga la Mariologia della Valtorta!’
A chi poi volesse vedere, in questa mia asserzione, uno dei soliti iperbolici «slogan » pubblicitari, non ho da dare che una sola risposta: «Legga, e poi giudichi!...».

Del resto il 6 maggio 1992, con una sua lettera Prot. N. 324/92, l’allora Segretario Generale della Conferenza Episcopale Italiana, Dionigi Tettamanzi, motivando in premessa la sua lettera a seguito delle frequenti richieste di parere che giungevano anche alla sua Segreteria circa l’atteggiamento dell’Autorità ecclesiastica sugli scritti di Maria Valtorta, scrive con fare gentile e direi anche cordiale all’Editore:

Stimatissimo Editore,
in seguito a frequenti richieste, che giungono anche a questa Segreteria, di un parere circa l’atteggiamento dell’Autorità ecclesiastica sugli scritti di Maria Valtorta, attualmente pubblicati dal ‘Centro Editoriale Valtortiano’, rispondo rimandando al chiarimento offerto dalle ‘Note’ pubblicate da ‘L’Osservatore Romano’ il 6 gennaio 1960 e il 15 giugno 1966.
Proprio per il vero bene dei lettori e nello spirito di un autentico servizio alla fede della Chiesa, sono a chiederLe che, in un’eventuale ristampa dei volumi, si dica con chiarezza fin dalle prime pagine che le ‘visioni’ e i ‘dettati’ in essi riferiti non possono essere ritenuti di origine soprannaturale, ma devono essere considerati semplicemente forme letterarie di cui si è servita l’Autrice per narrare, a modosuo, la vita di Gesù.
Grato per questa collaborazione, Le esprimo la mia stima e Le porgo i miei rispettosi e cordiali saluti».
+Dionigi Tettamanzi Segretario Generale

Anche senza essere raffinati esegeti sembra di capire che sarebbe bastato che l’Editore accettasse di scrivere chiaro con poche parole in premessa che l’Opera non potesse essere ritenuta di ispirazione soprannaturale per risolvere ‘amichevolmente’ la ‘controversia’ e considerarne la lettura come ‘autorizzata’, lettura che mai avrebbe dovuto essere autorizzata se invece l’Opera avesse avuto contenuti contro la morale e la Fede, casi nei quali mai la Chiesa approva scritti del genere, anche se questi non rivendicano una origine soprannaturale, perché la Chiesa ne valuta la sostanza.
(Vedi al riguardo, di Emilio Pisani: ‘CONDANNATA MA APPROVATA’ (L’Opera di Maria Valtorta e la Chiesa), pagg. 25/27, Centro Editoriale Valtortiano, 2006)
L’Editore non se la sentì di accettare anche se – penso io - l’accettazione di quella proposta avrebbe potuto rappresentare una fortuna editoriale di vendite in tutto il mondo.
L’Opera ‘L’Evangelo come mi è stato rivelato’ (in dieci volumi, prima conosciuta come ‘Il Poema dell’Uomo Dio’) nonostante quella antica messa all’Indice si è però comunque diffusa silenziosamente in tutto il mondo – insieme ad altre opere dell’Autrice - tradotta nelle più svariate lingue, incluso il cinese e il giapponese.
Gabriele Maria Allegra, sacerdote dell’Ordine dei Frati Minori, missionario in Cina e biblista, ha tradotto l’intera Bibbia in lingua cinese ed ha fondato lo Studio Biblico di Pechino, poi trasferito a Hong Kong. Morto nel 1976 ad Hong Kong, dove dopo appena otto anni venne aperto il processo per la sua beatificazione, ebbe a scrivere la seguente lettera al sinologo P. Fortunato Margotti, suo confratello, che gli aveva fatto conoscere l’Opera di Maria Valtorta: (Emilio Pisani: ‘Pro e contro Maria Valtorta’, pagg. 64/65, Centro Ed. Valtortiano, 2002)

Ave Maria. Hong Kong, lì 30 luglio 1965
Carissimo Fortunato, vorrei per un istante solo trovarmi a Roma per prendere le sue orecchie e tirargliele proprio forte forte come quando una volta si scioglievano le campane la mattina del Sabato Santo! Ma sa che il Poema di Gesù mi ha distaccato dagli studi della Sacra Scrittura? E mi fa piangere e ridere di gioia e di amore.
Ma non continuo! Non credo che un genio possa completare così la narrazione evangelica: digitus Dei est hic! Altro che Formgeschichtemethode! Io sento in questo libro il Vangelo, o meglio il profumo inebriante del Vangelo. E sono superbo che tante – non tutte – tante ipotesi corrispondono a quelle che nella mia testa mi ero fatto per coordinare la vita del Salvatore. Ma solo a voce potrei parlare di ciò. Questo libro è per me un atto di divina misericordia per la Chiesa, per le anime semplici, per i cuori che sono evangelicamente fanciulli. Spero che il solerte editore nell’ultimo volume vi aggiunga un bell’Indice, almeno per i nomi propri.
E ora, caro P. Margotti, giacché mi sta facendo fare questo peccato di negligenza per il mio dovere, e giacchè, quel ch’è peggio, io ho tutta la voglia di commetterlo per intero, stia all’erta e mi mandi gli altri volumi tutti, e se trovasse qualche schizzo biografico di Maria Valtorta me lo mandi pure, ché conoscere la testimone vuol dire tanto. E Norberto pagherà, paga per tanti altri miei capricci, dovrà per prepotenza pagare per il Poema dell’Uomo-Dio!
Ora termino perché voglio tornare al quarto volume di esso… è irresistibile: Maestro benedetto,e che sarà quando lo vedremo?
Se non mi converto questa volta ho bell’e visto: sono peggiore di Giuda!
Mi ossequi il caro P. Alessio e gli altri confratelli di ‘Sinica Franciscana’. L’abbraccio fraternamente, suo dev.mo Fr. Gabriele M. Allegra

(Guido Landolina)

I capitoli precedenti li trovate ai seguenti link:

A0-Presentazione
https://www.facebook.com/note.php?note_id=237266232999486
B0-Introduzione
https://www.facebook.com/note.php?note_id=239344262791683
01
https://www.facebook.com/note.php?note_id=241026515956791
02
https://www.facebook.com/note.php?note_id=241592102566899
03
https://www.facebook.com/note.php?note_id=241652345894208
04
https://www.facebook.com/note.php?note_id=242221375837305
05
https://www.facebook.com/note.php?note_id=247627668630009
06
https://www.facebook.com/note.php?note_id=249281225131320
07
https://www.facebook.com/note.php?note_id=260821910643918
08
https://www.facebook.com/note.php?note_id=262156213843821
09
https://www.facebook.com/note.php?note_id=264934163566026
10
https://www.facebook.com/note.php?note_id=266015713457871
11
https://www.facebook.com/note.php?note_id=267805083278934
12
https://www.facebook.com/note.php?note_id=268945999831509
13
https://www.facebook.com/note.php?note_id=272393712820071
14
https://www.facebook.com/note.php?note_id=276381429087966 
15
https://www.facebook.com/note.php?note_id=277714535621322
16
https://www.facebook.com/note.php?note_id=278824172177025
17
https://www.facebook.com/note.php?note_id=280197818706327
18
https://www.facebook.com/note.php?note_id=284454384947337
19
https://www.facebook.com/note.php?note_id=288823581177084
20
https://www.facebook.com/note.php?note_id=301017216624387
21
https://www.facebook.com/note.php?note_id=303057896420319
22
https://www.facebook.com/note.php?note_id=340829992643109
23
https://www.facebook.com/note.php?note_id=342378902488218
24
https://www.facebook.com/note.php?note_id=345346242191484
25
https://www.facebook.com/note.php?note_id=346020272124081
26
https://www.facebook.com/note.php?note_id=346164008776374
27
https://www.facebook.com/note.php?note_id=346629322063176
28
https://www.facebook.com/note.php?note_id=347264651999643
29
https://www.facebook.com/note.php?note_id=347998318592943
30
https://www.facebook.com/note.php?note_id=348647071861401
31
https://www.facebook.com/note.php?note_id=349749901751118
32
https://www.facebook.com/note.php?note_id=350582238334551
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34
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35
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36
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37
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mercoledì 24 agosto 2011

Il miracolo della vita (Continua...)


Dio non muore il giorno in cui cessiamo di credere in una divinità personale, ma noi moriamo il giorno in cui la nostra vita cessa di essere illuminata dalla radiosità costante, e rinnovata giorno per giorno, da un miracolo la cui origine è al di là di ogni ragione.


(Bruno Ferrero)



Il Segreto dei Pesci Rossi (Continua...)


Due pesci rossi vivevano in un vaso di vetro. 
Nuotando pigramente in tondo avevano anche tempo per filosofare.
Un giorno un pesce chiese all'altro:
"Tu credi in Dio?".
"Certo!".
"E come fai a saperlo?".
"Chi credi che ci cambi l'acqua, tutti i giorni?".


La vita scorre dentro di noi come un fiume tranquillo ed è un miracolo.
Ma facciamo l'abitudine anche ai miracoli.
Ogni giorno è un dono tutto nuovo, una pagina bianca da scrivere.
Dio ci cambia l'acqua tutti i giorni.

(Bruno Ferrero)


domenica 21 agosto 2011

Satana sfugge alla conoscenza umana. (Continua...)


Dopo il peccato originale “tutto il mondo giace sotto il potere del maligno” (1 Gv 5, 19). Eppure gli uomini non ne sono consapevoli.
Senza che noi ce ne accorgiamo, satana ci seduce con le false luci del mondo, e facendo presa sulle nostre passioni, un pò per volta si impadronisce della nostra vita. Pian piano distrugge tutto ciò che la grazia di Dio aveva fatto fiorire in noi. Pensavamo di essere liberi, realizzati e persino felici.
Chi è nelle tenebre non vede satana e neppure sospetta la sua esistenza. Il mondo non conosce il suo spietato padrone.

sabato 20 agosto 2011

RICAMBIAMO L’AMORE DI DIO. (Continua...)


Dice Gesù:
 Figli miei, udite ciò che il Padre vostro chiede come prova del vostro amore: sapete bene che una disciplina è necessaria in un esercito ed un regolamento in una famiglia ben ordinata. Così nella grande famiglia di Gesù Cristo è necessaria una legge, ma una legge piena di dolcezza.
   Dopo aver accettato, con sottomissione, questa legge, riconoscete umilmente l’esistenza di un essere che presiede a tutto il creato. Questo essere è il vostro Dio e insieme il vostro Padre.
   Così, quando voi avete passato tutta una settimana impegnati nei vostri lavori, nei vostri affari ed anche nei vostri svaghi vi chiede almeno mezz’ora all’adempimento del suo precetto. È questo esigere molto?
   Andate, dunque, alla sua Casa. Egli vi attende giorno e notte. E ogni domenica o giorno di festa, riservategli questa mezz’ora, assistendo a quel mistero d’amore e di misericordia che si chiama Messa.
   Là parlategli di tutto: della vostra famiglia, dei figli, dei vostri affari, dei vostri desideri. Esponetegli le vostre difficoltà e le vostre pene. Se sapeste come vi ascolterà e con quale amore!
   L’uomo non è fatto per restare sempre quaggiù: è fatto per l’eternità. Se dunque è immortale, deve vivere non per quello che muore, ma per ciò che dura.
Giovinezza, ricchezza, sapienza, gloria umana, tutto questo è un niente... passa e finisce! Dio solo sussiste in eterno!
   Rinasca la fede e tornerà la pace e regnerà la carità!
   Ah! Lasciatevi convincere dalla fede e sarete grandi! Lasciatevi dominare dalla fede e sarete liberi! Vivete secondo la fede e non morrete eternamente!

Dio ci parla attraverso i santi (Continua...)

Molte volte noi ci lamentiamo perché Dio non ci parla, sembra essere assente, che ci ha abbandonati, che non è più vicino a noi e ci sentiamo orfani di questo Dio che è Padre di tutti, mentre invece Egli è sempre vicino a noi anzi è dentro di noi e si fa vivo e presente oltre che con l'Eucaristia che è una prersenza sostanziale e sostanziosa anche attraverso la vita dei santi che ci rimandano verso Dio e ci ricordano che Dio c'è, che Dio non è nell'alto dei cieli ma nel cuore di ogni uomo.